Cronache di Famiglia

Indispensabile preambolo. 

 

Perché in un’epoca nella quale si privilegia l’apparire basato sulle ferree leggi di un consumismo reso obbligatorio e nella quale la cultura viene vissuta come intralcio al mondo degli affari, sporchi o puliti non fa differenza, perché occuparsi di una cosa che non rende come questa che avete sotto gli occhi?

 

Nel corso del 2001 e 2002 il pressoché contemporaneo ammalarsi dei miei genitori, Concezio e Maria Alicandri-Ciufelli, rese consuetudine, per me e Cinthia, la visita domenicale a Sulmona.

E’ in tali circostanze che avviai, senza rendermene conto, almeno all’inizio, l’impresa di rimettere ordine tra i tanti libri e le altrettante carte che mio padre aveva accatastato negli anni, con sempre maggior disordine e sempre minor significato.

Dapprima nel suo studio, per estendersi successivamente, con il lento ma inesorabile procedere di una ameba, nel salottino del camino, in quello del grammofono, in sala da pranzo, nella sala delle armi, in cappella, nel salone e persino, non nascondo il fastidio, in quella che, dapprima stanza degli ospiti era divenuta me decenne, la mia camera. E lì dalla fine delle elementari alla licenza liceale avevo, senza esagerare, studiato.  

Erano arrivate in poco tempo librerie supplementari che erano state collocate in ogni stanza.  Per fare loro spazio, mobili di casa erano stati sacrificati ed alcuni confinati nei locali, impraticabili per la quantità di roba che già vi era ammucchiata, siti a piano terra, quei locali che in precedenza erano stati adibiti a garage ed a studio medico specialistico di papà e poi nostro club nei “favolosi” anni sessanta. Da lì i mobili migliori erano spariti improvvisamente, rubati da mano ignota sì, ma molto esperta.

 

Riuscivo a dedicare a questo lavoro di riordino, necessariamente assai lento, esclusivamente le prime ore del pomeriggio, durante il riposo pomeridiano dei genitori, ore nelle quali la mia presenza non era reclamata da mia madre.

La ricerca che è da considerarsi ancora in corso, questa mia pubblicazione non ha carattere definitivo, si è svolta e continua a svolgersi in primo luogo tra polvere di anni, che non rappresenta un ostacolo – non essendo fortunatamente ad essa io allergico ed alla quale oramai sono affezionato -, e poi tra le montagne di cassette da frutta in plastica blu o nera (centinaia senza esagerare!) ingegnosamente impilate ed utilizzate da papà per accumulare libri di pregio mischiati ad edizioni da “edicola”, riviste e pubblicazioni di musica, arte varia, costume, storia, medicina, magia, politica, sociologia, geografia, etica, filosofia, religione, abruzzesistica, cinema e teatro. Praticamente nessun campo del sapere umano escluso! Quando leggo sui giornali che il nostro attuale “presidente” del consiglio, pur essendo anche, e fraudolentemente, proprietario di case editrici, non prende in mano un libro da vent’anni,  non riesco ad evitare un profondo senso di nausea…come siamo caduti in basso!

E poi cassette piene della collezione dell’Espresso (dal primo numero) che papà vantava come cespite ereditario fondamentale dei beni che ci avrebbe un giorno lasciato mentre noi figli ci auguravano generosamente che lui decidesse di lasciare agli altri due fratelli!

Cassette piene di giornali quotidiani, ma non solo, e dei rispettivi ritagli; mucchi di manoscritti e valanghe di suoi disordinatissimi appunti presi su vecchie agende ricoperte in pelle, inutile omaggio di banche, su gialli blocchetti di Post-it, sul retro di inviti, buste e volantini. Mischiate, nelle stesse cassette, si trovavano cose del tutto inutili come vecchie fatture e ricevute di telefono, gas, luce e preziose foto, memorie, stampe, ritratti, manifesti e banconote italiane ed estere, logicamente da tempo fuori corso.

Negli scaffali della libreria dello studio, al posto dei libri, negli ultimi anni papà aveva riposto collezioni di amuleti, di gufi e coccinelle, di materiale astrologico, pezzi anatomici, umani ed animali, ed antichi strumenti medico chirurgici, santini e reliquie, bottigliette di acque benedette e flaconi di terre sante, statue di ogni epoca e soggetto (soprattutto a sfondo medico e legate ai riti della fertilità). Da parte mia l’ho sempre ritenuto un collezionista di collezioni! E per umana reazione – effetto di una sorta di overdose anticorpale – vengo preso di tanto in tanto da furore “iconoclasta”, durante il quale, a casa mia, getto via di tutto, anche cose che forse non lo meriterebbero e probabilmente in futuro cercherò, e che di sicuro Antonella esporrebbe in salotto, tra l’ammirazione delle amiche reggiane…!

 

Un particolare curioso. Nei luoghi più impensati,  nei nascondigli più efficaci, tanto da nascondersi anche alla memoria del nasconditore, le tracce di un vecchio vizio di famiglia, dal quale io mi reputo, penso a ragion veduta, a tutt’oggi esente, la golosità: quindi in Cappella, affidati al silenzio complice di sacre immagini, pacchi di vecchi biscotti e ciambelle all’anice; nello studio, tra libri polverosi, residui di uova di pasqua e di mostaccioli di Scanno – nelle “edizioni” bianche e nere -; nella sala delle armi, ben nascoste tra alabarde e spade, pizzelle e ceceripieni. Qua e là qualche scatola di gianduiotti e confetti (siamo a Sulmona!).

L’abitudine di casa, resasi quasi patologica con il passare degli anni, era quella che all’arrivo di pacchi di dolci, e solo di quelli, papà, ma anche Chiara, Benedetta, e solo per alcune specialità Mamma, erano usi di soppiatto nasconderne una parte per poi mangiarne a piacimento senza i rimproveri e nemmeno il controllo familiare. Facile era poi dimenticarsene per l’arrivo successivo di altri dolci.     

 

Mamma aveva assistito, addolorata, alla distruzione della bella casa di piazza Garibaldi, ex piazza Maggiore, – dietro san  Rocco -, da papà e da lei portata, con passione e con indubbio buon gusto, a splendore agli inizi degli anni cinquanta.

Per quieto vivere, conoscendone il carattere, aveva preferito non contraddire il marito e comunque ad una parte del disordine aveva anch’essa contribuito. Il suo era un disordine diverso. Intanto limitato a spazi ben definiti: la camera da letto, solo dal suo lato (il sinistro, dove accatastava i suoi libri, mentre papà poteva accatastare i suoi, le medicine e le diverse lampade a pila, regolarmente non funzionanti quando necessarie, nella parte destra della stessa stanza) e la camera degli armadi.

Certo anche mamma aveva l’abitudine di conservare ogni articolo di giornale o rivista che le fosse sembrato interessante, ma sicuramente in modo più selettivo rispetto a papà. Infatti metteva da parte soprattutto quelli legati alle cose a lei più care: i ricordi del padre, nonno Serafino, avvocato e politico cattolico,  aperto al nuovo anche da novantenne, e sempre grande antifascista con grande “scuorno”, come dicono a Napoli, anche attuale, di quella piccola parte della parentela “nerocamiciata”. Ma anche tutto ciò che riguardava fasti e insuccessi della sua città, Sulmona, che mamma ha sempre seguito con partecipazione affettiva.

Ogni volta che trovava o leggeva qualcosa che pensava potesse interessarmi, me ne faceva dettagliato resoconto telefonico – consapevolmente incurante delle bollette! -, sia che risiedessi a Roma, a Reggio Emilia o a Teramo. Lo stesso faceva con zio Lucio.

Le ultime telefonate, prima che la sorte la privasse, non della sua vivace intelligenza che ha perfettamente integra, ma della sua parola, erano piene di sdegno verso il “piazzista” a capo del governo, e la sua banda di disonesti. Frequente era il paragone tra i vecchi politici con il loro modo di far politica, il loro senso dello stato e la loro morale e le bassezze degli attuali. Come darle torto? Dei tre figli di nonno Serafino, mamma è a mio giudizio, di certo quella che più ne ha ereditato la passione per la Politica, con la iniziale maiuscola, ed anche la vivacità dialettica e il senso di humour. Se avesse voluto e potuto, ma erano altri tempi i suoi, di certo avrebbe potuto continuare con onore la carriera politica del padre. Con gran beneficio della nostra terra così povera di persone di qualità impegnate politicamente.

 

 

Nella indispensabile prima fase del “mettere ordine”, che è la fase della cognizione basata sull’esplorazione impolverata, trovai una serie di vecchie cartelline in cartoncino marrone. Lì c’erano moltissime carte originali riguardanti la mia famiglia.

Documenti che papà di certo aveva visto, letto, ma che distolto dai tanti, troppi, suoi interessi non aveva approfondito. Ma comunque aveva conservato (e questo è già un merito), come del resto prima di lui avevano fatto mio nonno Carlo, mio bisnonno Concezio, e mio  trisnonno Carlantonio. E come del resto anch’io farò.   

Eppure è lì, in quelle carte, che è scritta la nostra storia.

Una storia di gente che oltre a sentimenti familiari, ha avuto amore per la cultura, la scienza, la giustizia e la libertà. Cose non molto frequenti in ogni epoca. E questo espone sempre ad invidie, odi e gravi inimicizie, che vale comunque sempre la pena di affrontare per l’elevato guadagno in termini di dignità.

La vita offre ad ognuno di noi, raggiunta l’età adulta, momenti di difficoltà e di sconforto attenuati da brevi, troppo brevi, pause non dico di felicità – sarebbe troppo – ma di serenità. Nei momenti nei quali tutto sembra ci si rivolti contro, potersi attaccare all’orgoglio della famiglia non è cosa da poco. Fortunato è chi può farlo e se ne rende conto!

 

Certo che se dalla lettura di tante carte vengono alla luce queste positive prerogative familiari, con le immancabili, poche in vero, pecore nere, viene anche fuori una grande litigiosità evidenziata dalla gran  mole di carte relative ad eventi giudiziari, soprattutto beghe ereditarie, che appassionatamente, direi quasi affettuosamente, continuano sino ai nostri giorni, con gran esultanza e beneficio di frotte di avvocati di ogni foro, tipo e moralità. Chi cercasse di capire, oggi, dove sono finite le antiche non esigue fortune di famiglia, potrebbe trovarne tracce di una non piccola parte nei conti bancari di avvocati, a iniziare dagli antichi “paglietti” napoletani. 

 

 

 

E’ la gran mole di carte riguardanti la famiglia Alicandri-Ciufelli trovate nella casa di Sulmona sono state il punto di partenza della ricerca, che mi ha permesso di ricostruire la nostra storia a iniziare dalla seconda metà del XVII secolo.

E’ proprio partendo dalla lettura di testamenti, atti processuali e memorie sparse di varia natura che ho spinto le mie ricerche al Grande Archivio di Stato di Napoli presso l’ex convento di San Severino e Sossio, alla Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria presso il Maschio Angioino, all’Archivio di Stato di L’Aquila. Sono andato a leggermi i registri dei battesimi, cresime, matrimoni e morti della parrocchia di S.Eustachio di Campo di Giove e della parrocchia della Tomba di Sulmona, in gran parte conservati nell’archivio diocesano.

 

Ho imparato a conoscere in questo modo i fratelli Matteo e Panfilo Ciufelli, giacobini, sfortunati come tutti coloro che hanno la sfortuna di avere una Idea. Ho trovato sulla loro vita notizie meritevoli di essere oggetto di una specifica e più approfondita pubblicazione. E la farò! Mi sono lasciato coinvolgere ed ho partecipato alle loro sventure, ed a quelle di Rosa Maria. Alle liti familiari, sentendomi in dovere di parteggiare per l’uno o per l’altro. Ho seguito i processi che ne sono scaturiti.

Ed alla fine di questo lavoro, nonostante i secoli trascorsi, questi avi, tutti, non sono per me solo dei nomi incisi su pietre al cimitero, o nemmeno quello per i più antichi. Mi sembra ora di conoscerli direttamente, con l’ausilio della fantasia riesco a immaginarne le sembianze, a capirne i pensieri, le speranze, a sentirne il modo di parlare. Li sento veramente miei antenati, consanguinei.

 

 

Un’ultima cosa. Sin da ragazzo spesso, al sentire i miei due cognomi, mi si chiede: “ma allora sei di famiglia nobile?”. Vorrei rispondere ora.

Chi vuole sapere i motivi della coesistenza dei nostri due cognomi chi avrà la pazienza di leggere, almeno  sino a circa il primo quarto, questo mio lavoro, troverà la risposta.

Per chi si chiede se la nostra è famiglia nobile rispondo come penso avrebbero risposto Panfilo e Matteo Ciufelli. O uno qualunque dei sette fratelli Alicandri-Ciufelli.

 

La storia ci insegna che gli eredi di quella nobiltà antica di origine feudale, quella vera, ha ben poco di cui essere fiera. Esistono prestigiose eccezioni, che però restano eccezioni (penso ai Serra di Cassano, ai Carafa, ai Caracciolo, ai Filomarino, ai Pignatelli Strongoli solo per restare al regno delle Due Sicilie ed agli anni in cui vissero Panfilo e Matteo). La nobiltà successiva è il frutto di una piaggeria che mi sarebbe spiaciuto rinvenire nei miei antenati.  

Quindi se per nobiltà si intende un titolo, comprato pagando, o, peggio ricevuto per capacità di sopraffazione del debole e di servilismo nei confronti del potente, se per nobiltà si intende uno stemma comprato da un rigattiere o pietito da un parente, bene la nostra non è famiglia nobile. E per buona sorte.

Se invece per nobiltà si intende la capacità di avere degli Ideali e di pagare senza esitazioni per questa colpa, se per nobiltà si intende il poter camminare a testa alta sempre e comunque, se per nobiltà si intende amore per la cultura, per la giustizia e per la libertà, allora posso dire senza meno che la nostra è famiglia nobile. Come altre, per fortuna.

 

 

 

Questi che di seguito riporto sono i risultati raggiunti a tutt’oggi. Mi limito a riportare le cose documentate senza ricorrere all’apporto della fantasia. C’è da osservare che nonostante questo, in molti punti, la storia della nostra famiglia assume le caratteristiche di un romanzo. Questo renderà, mi auguro,  coinvolgente per il lettore quello che altrimenti sarebbe potuto essere un lungo e freddo elenco anagrafico.

 

 

 

Chiudo questa premessa con la speranza che qualcun altro, tra tanti decenni, voglia continuare questa storia e, soprattutto, che nel farlo possa scrivere tante e solo cose belle.

E’ il mio augurio per tutti noi!

        

 

                                                                    Carlo A-C

  

2003

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Responses

  1. Ho letto con estremo interesse le belle pagine che ci regali e la bella storia che c’è dentro. Ci tornerò sopra con rispetto e attenzione. Presto e certo non distrattamente. Intanto grazie di cuore, con un caro salutoo beppe

  2. Volevo solo sapere se questo libro si trova nelle librerie, avrei molta voglia di leggerlo!

  3. Eleonora, no non si trova in libreria. Se vuoi posso inviartene una copia (in omaggio in quanto Alicandri..!). Ho bisogno di un recapito. Ciao Carlo

  4. Caro Carlo io vivo a Roma e sono interessato
    alla divisione della nostra famiglia, perchè ho sempre saputo che in origine eravamo un’unica
    famiglia ma poi nessuno sapeva il vero motivo della divisione con l’aggiunta di Ciufielli al nostro cognome.
    Spero che tu possa darmi dei chiarimenti in quanto le mie origini sono di Sulmona.
    in attesa distinti saluti da Alicandri Claudio

  5. INTERESSANTISSIMO, SONO UN APPASSIONATO DI STORIE FAMIGLIARI.
    STO FACENDO RICERCHE SULLA MIA FAMIGLIA QUI IN PROVINCIA DI TERAMO.
    MA IL LIBRO DI CUI SI PARLA E DISPONIBILE?.
    DISTINTI SALUTI

  6. E’ disponibile perchè ne ho ancora copie da regalare agli amici interessati..

  7. gent.mo, stavo presentando l’ennesima richiesta alla rete in merito a sempre nuove notizie sulla mia famiglia (aquilana) ed ho trovato questo bel blog. Complimenti
    Carli

  8. Caro Carlo io vivo a Roma e sono interessatoalla divisione della nostra famiglia, perchè ho sempre saputo che in origine eravamo un’unicafamiglia ma poi nessuno sapeva il vero motivo della divisione con l’aggiunta di Ciufielli al nostro cognome.Spero che tu possa darmi dei chiarimenti in quanto le mie origini sono di Sulmona.in attesa distinti saluti da Alicandri Claudio
    +1

  9. Caro Claudio.
    Se mi mandi il tuo indirizzo posso inviarti in regalo un piccolo libro da me scritto alcuni anni fa sulla famiglia.
    Se da parte tua puoi darmi informazioni sulla tua attuale residenza, e sui nomi di tuo padre, tuo nonno, tuo bisnonno ecc. con i nomi di figli e fratelli aggiungerò un altro tassello alla famiglia.
    Grazie
    Carlo

  10. bella storia, cittadino Carlo!

  11. tardiva, ma attenta, leggo quello che mi sarebbe piaciuto ascoltare da te in uno dei nostri casuali incontri marini. C’è un tempo per tutto. Grazie

  12. A presto Mila!

  13. Caro Carlo Alicandri Ciufelli, è questo il libro che hai promesso di inviarmi? Spero di ricerverlo il più presto possibile. Il mio indirizzo è via Guardia Gellone, 3 – 07024 La Maddalena (OT).Giovanni Presutti

  14. Sono una cittadina di Sulmona che si riconosce profondamene nel concetto di nobilta espresso, sentimento poco condiviso dai piu, caposaldo fermo della mia vita e del mio mondo familiare. Anche se pochi, anacronistici idealisti, formiamo lo zoccolo duro di un epoca di cinici e superficiali ciarlatani che pensano di imbambolarci con squallide operazioni di marketing. Giustizia, onore, rispetto, onesta sono il segreto di una vita dignitosa e nobile che mi aiuta ad addormentarmi ogni sera certa di aver fatto il mio dovere di donna, moglie, madre, figlia, amica. Complimenti per il suo pregevole lavoro da certosino, mirabile lascito per i sui eredi, prezioso piu di molti beni materiali, perche la ricerca della memoria storica di una famiglia e un grande atto di amore. Floriana Paolucci

  15. I would like to buy a copy of the book you have published. My great grandfather was Vincenzo Alicandri who married Leonilda Prococcini. I am interested in finding my great grandfathers ancestors and a history of the Alicandri family. They lived on Via Ancona in Sulmona. My great grandfather’s house was attached to the church when he played the organ. Thank you,
    Rosemary Gentile Parsons
    r.parsons779@verizon.net


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