”Se volete che i vostri figli la smettano di comportarsi come Bart, smettetela di comportarvi come Homer.”
Matt Groening, citato da Brunetto Salvarani nel libro “Da Bart a Barth:per una teologia all’altezza dei Simpson”
“Il pastore cerca sempre di convincere il gregge che l’interesse delle pecore ed il proprio siano gli stessi.” (Stendhal)
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.” Antonio GRAMSCI
“Perdona i tuoi nemici, ma non dimenticarti mai i loro nomi.” John Fitzgerald KENNEDY
“Se i partiti non rappresentano più gli elettori, cambiamoli questi benedetti elettori.” Corrado Guzzanti
Regolamento della Real Marina del Regno delle due Sicilie del 1841 Art.27. “Facite Ammuina”.
‘All’ordine Facite Ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora: chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta: tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio passann’ tutti p’o stesso pertuso: chi nun tiene nient’ a ffà, s’ aremeni a ‘cca e a ‘ll à.
LE AVVENTURE DI GIUSEPPE PIGNATA
FUGGITO DALLE CARCERI
DELL’INQUISIZIONE DI ROMA
Sellerio editore Palermo 3a ed 1991
Dettato da lui stesso in francese una volta libero in Olanda e tradotto in italiano nella seconda metà del secolo XIX da OLINDO GUERRINI (1845-1916), seguace del Carducci, a lungo bibliotecario dell’Università di Bologna, autore di un classico della cucina povera “L’arte di utilizzare gli avanzi della mensa”.
Nella fuga da Roma, dopo aver tentato infruttuosamente di uscire dallo Stato Pontificio per altre vie finalmente trova via di salvezza attraverso l’Abruzzo. Siamo nel 1695. Attraverso la marsica giunge nella Valle Peligna.
“Giunto alla vetta di un monte non lontano, vidi alla mia dritta, sopra un colle, in mezzo ad una bella e vasta pianura, Sulmona, patria d’Ovidio.”
Attraverso Popoli, Tocco, Penne, Città S.Angelo (…quel luogo è vicino al mare e che v’ha abbondanza del miglior olio d’Italia…), Giulianova riesce poi ad uscire dall’Italia.
PUBLIO OVIDIO NASONE
“NASO MAGISTER ERAT” Ci fu maestro Ovidio. Chiusura dell’opera “ARS AMATORIA”
Hoc quoque composui Paelignis natus aquosis
ille ego naequitiae Naso poeta meae;
Io, Nasone, poeta della mia dissolutezza, nato nell’umida terra dei Peligni, ho composto anche questo libro;
Incipit libro II degli Amores.
Pars me Sulmo tenet Paeligni tertia ruris,
parva, sed irriguis ora salubris aquis.
Sol licet admoto tellurem sidere findat
Et micet Icari stella proterva canis,
arva pererrantur Paeligna liquentibus undis
et viret in tenero fertilis herba solo.
Terra ferax Cereris multoque feracior uvis,
dat quoque baciferam Pallada rarus ager
perque resurgentes rivis labentibus herbas
gramineus madidam caespes obumbrat humum.
libro II degli Amores 16,1-10.
Sono a Sulmona, una delle tre città della campagna peligna; è una piccola località, resa però salubre dalle acque che la irrigano. Anche se il sole, avvicinatosi alla terra, vi apre delle fenditure e la canicolare stella di Sirio sfolgora implacabilmente, nei campi peligni scorrono limpide acque e nel molle terreno l’erba verdeggia rigogliosa. E’ un regione ricca di biade e ancor più ricca di viti, qualche campo isolato produce anche l’olivo sacro a Pallade e fra le erbe, sempre rinascenti per lo scorrere dei ruscelli, una verde coltre ricopre il terreno intriso d’acqua.
Quaere novum vatem, tenerorum mater Amorum:
Raditur haec elegis ultima meta meis;
quos ego conposui, Paeligni ruris alumnus,
(nec me deliciaededecuere meae)
si quid id est, usque a proavis vetus ordinis heres,
non modo militiae turbine factus eques.
MantuaVergilio gaudet, Verona Catullo;
Paelignae dicar gloria gentis ego,
quam sua libertas ad honesta coegerat arma,
cum timuit socias anxia Roma manus.
Atque aliquis spectans hospes Sulmonis aquosi
Moenia, quae campi iugera pauca tenent,
“Quae tantum” dicet “potuistis ferre poetam,
quantulacumque estis, vos ego magna voco”
libro III degli Amores 15,1-14.
Cercati un altro cantore o madre dei dolci Amorini: questa, sfiorata dalle mie elegie, è l’ultima meta; io che le ho composte sono figlio della terra peligna (e questo mio svago non mi ha arrecato disonore) e, se la cosa ha un qualche valore, sono erede di un titolo la cui antichità risale ai miei antenati e non sono diventato cavaliere di recente, in seguito ai disordini della guerra: Mantova è fiera di Virgilio, Verona di Catullo; io sarò considerato il vanto del popolo dei Peligni, costretto ad impugnare nobilmente le armi in difesa della propria indipendenza, quando Roma angosciata ebbe paura delle schiere alleate. E un forestiero, osservando le mure dell’umida Sulmona, che recingono pochi iugeri di campagna dirà: “Poiché foste capaci di generare un poeta così eccelso, per piccole che siate, io vi proclamo grandi”
“Le sole guerre a cui è disposta a partecipare la Spagna sono contro il cambio climatico e la povertà.”
J.L.R. Zapatero
“Perché dovrei amare il davanzale dal quale sono caduto da bambino?”. Ma sentiva che non era ‘nzertata, quella frasi. Pirchì certe volte, quanno oramà sei squasi vecchio, l’odiato davanzale dal quale sei caduto picciliddro ti torna pressante alla memoria e tu ti metteresti in pellegrinaggio per rividirlo come lo vidivi allora, con l’occhi della ‘nnuccenza.
Andrea Camilleri “il Campo del Vasaio” 2008
“…non si può rinunciare alla lotta per cambiare ciò che non va. Il difficile, certo, è stare in mezzo alla mischia mantenendo fermo un ideale e non lasciandosi invischiare negli aspetti più o meno deteriori che vi sono in ogni battaglia. Ma alternative non ne esistono.” Enrico BERLINGUER
“Ho sempre rivolto a Dio una preghiera, che è molto breve: ‘Signore, rendete ridicoli i miei nemici’. E Dio l’ha esaudita.” (Voltaire, lettera a Damilaville)
HENRI DE LATOUCHE
(1785-1851)
Amico e compagno di viaggio di Stendhal. Curatore della prima edizione delle poesie di André Chénier. Direttore dal 1828 del “Figaro”. Amico di Honoré de Balzac. Nel 1831 scopre e lancia nel mondo delle lettere la conterranea George Sand.
Il romanzo FRAGOLETTA appare a Parigi nel 1829. E’ la storia di un ermafrodita (dal figlio di Mercurio e Venere –Ermes ed Afrodite per i greci- che diventa una cosa sola con una bellissima ninfa) è ambientata sullo sfondo degli avvenimenti tragici della rivoluzione Napoletana del 1799 e in Francia legati al colpo di stato del 18 brumaio. Presenti molti personaggi reali di quei tempi, ed una dettagliata descrizione della realtà napoletana,seppure con alcune imprecisioni – come l’attribuzione ad Eleonora Pimentel del tradimento nei confronti dei Baccher, invece che alla Sanfelice. Tra i personaggi storici più inseriti nella trama c’è l’introdacquese Pronio, capo banda.
Dopo aver goduto nell’ottocento di una notevole fortuna critica, da Gautier a Dumas ed a Balzac, caduto nell’oblio nel novecento, ne viene stampata per la prima volta una edizione italiana nel 2000 per la Salerno Editrice di Roma.
Vengono riportati sulla bocca di Leona “alcuni ritornelli assai noti negli Abruzzi”:
- M’ha promesso tre forcine d’oro per raccoglier i miei biondi capelli! Porterò attorno al collo otto fili di coralli, delle scaramazze alle orecchie, un turchese per anello di nozze. I suoi genitori verranno a festeggiarci. Eccoli! Niente scarpe ai piedi, niente in testa. La balia porterà alla sposa una bella acconcia di castagne! Oh! Guardate il grembiale ricamato che lui m’ha comprato alla fiera di Sulmona! M’ha promesso tre forcine d’oro per raccogliere i miei biondi capelli!-