Hanno ucciso il cinema Pacifico e il cinema in questo momento dell’ennesima crisi della giunta, vuole ricambiare dedicando loro la critica di un famoso film del passato: TUTTI A CASA. Sono strabilianti le assonanze! (NB i pochi vocaboli sostituiti sono in italic)
Dopo l’8 settembre 1943 un sindaco ligio ai superiori (Sordi), in mancanza di ordini non riesce a tenere unito il suo reparto che, spinto dal desiderio di tornare a casa, se la svigna. Restano con lui l’assessore alla cultura (Balsam) che vuole raggiungere la sua casa poco distante e un consigliere semplice (Reggiani) che non se la sente di fuggire da solo dovendo raggiungere una frazione. La traversata da nord a sud dei territori comunali, flagellati dalla disoccupazione e in preda all’anarchia, lo fa maturare. Fusione ben temperata di comico, grottesco, drammatico e patetico: una storia corale con… Sordi meno mattatore del solito. “Sotto le mentite spoglie di una commedia, il film è sostanzialmente un racconto a tesi … quello della scelta che ciascuno è chiamato a fare almeno una volta nella sua vita” (G. Gosetti). È forse il miglior film di L. Comencini, una delle rare mediazioni felici tra neorealismo e commedia italiana, grazie all’apporto di Age & Scarpelli (più Marcello Fondato) in sceneggiatura. Il ministro Giulio Andreotti rifiutò di mettere a disposizione 2 carri armati (furono costruiti in compensato). Prodotto da Dino De Laurentiis. Grande successo: più di 1 miliardo di incasso del 1960. (Morandini)
Caro Carlo, per restare nell’ambito dei vecchgi film, avresti potuto citare anche per restare sul grande Alberto Sordi “SONO UN FENOMENO PARANORMALE” del 1985. Oppure spostandosi su Totò, “SIAMO UOMINI O CAPORALI” del 1955. E purtroppo potremmo continuare a lungo nell’ambito dei film comici…
Da: mario su gennaio 24, 2012
alle 11:16 am