Il noto poeta Sandro Bondi, militante comunista che insieme ai capelli perse sin da giovane anche gli ideali marxisti, al punto da convertirsi al berluskonismo d’assalto, qualche giorno fa è stato a Pescara. Ma non per un recital delle sue apprezzate poesie. Ben più prosastico l’argomento sul quale veniva interrogato.
Al ministro, i magistrati che svolgono le indagini sulla malasanità abruzzese, hanno sottoposto alcune domande sui rapporti tra Angelini e l’allora partito di Forza Italia del quale Bondi era coordinatore nazionale. E ancora di più sulle dichiarazioni fatte da Angelini su un incontro tra lui e Bondi a Roma, ed in particolare delle cose dette in tale occasione su Aracu.
Leggendo nella cronaca di Pescara del quotidiano “Il Tempo” si apprende che il poeta nel recital davanti ai giudici pescaresi ha ricordato perfettamente l’assegno di 500 mila Euro che l’Angelini gli portò per rimpinguare le casse di FI, regolarmente messo in bilancio, ma ha affermato “non ricordo che mi abbia parlato di vicende inerenti Sabatino Aracu”.
Ho atteso qualche giorno per leggere di qualche reazione. Ma non mi sembra ci sia stata. O, se c’è stata, mi è sfuggita.
Ma come, mi domando, a un coordinatore nazionale di un grande partito viene chiesto se corrispondono al vero le dichiarazioni di Angelini a proposito delle continue richieste di danaro da parte del coordinatore di FI regionale Aracu, da lui soddisfatte anche con gioielli, sino alla richiesta di due milioni di Euro per comprare un appartamento al figlio (a tale richiesta Angelini rispose con un poetico “Sabatì vattene aff…”), e lui risponde di non ricordare???????
Di fronte ad una affermazione di questa gravità fatta dall’Angelini, non si può rispondere con un non ricordo. Ma vogliamo scherzare? Non gli è stato chiesto se Angelini avesse in quell’occasione detto che a Pescara c’era bel tempo, o che aveva mangiato benissimo alla tale trattoria in centro a Roma, o che tifava per il Pescara Footbal Club!
Al poeta ministro è stato chiesto se fosse vero quello che afferma l’Angelini, e cioè di essersi lamentato in tale occasione di richieste di danaro illegittime, ripetute, prepotenti e vessatorie da parte dell’Aracu. Una pratica da bandito messa in atto da un dirigente, il massimo dirigente regionale di FI, del quale il poeta Bondi era in quel momento il massimo responsabile organizzativo a livello nazionale.
Bondi poteva solo rispondere di escludere categoricamente che il loro finanziatore Angelini potesse avergli detto questa cosa, perchè altrimenti, pur poeta, avrebbe senza meno aperto una accurata inchiesta interna al partito, e se questa avesse confermato quanto riferitogli da Angelini, avrebbe portato all’inevitabile espulsione di Sabatino Aracu e la sua contestuale denuncia alla magistratura per il danno che arrecava all’immagine del partito. Ma non poteva in nessun caso rispondere non ricordo. Avrebbe dovuto indignarsi alla domanda dei magistrati. Ad esempio “ma come posson lor signori ritener ch’io, messo al corrente di tal misfatti, possa taciuto aver ?” Mai si potrebbe accettare un non ricordo.
Ma il poeta non ricorda, o meglio non rimembra ancor. Allora?
E’ come se un magistrato chiedesse a Caio di dire se rispondente al vero la dichiarazione di un Tizio che aveva affermato di aver rivelato al Caio stesso che sua moglie (di Caio) si prostituiva abitualmente. Mai e poi mai qualunque Caio, seppur poeta, avrebbe potuto rispondere “non ricordo se Tizio mi abbia detto qualcosa su mia moglie”! O no? Data l’importanza della presunta rivelazione la risposta a chi chiede a Caio se fatta realmente può essere solo un NO indignato. O, in alternativa, la piena confessione, anche in versi.
Bondi che perde la lingua? O l’ha consumata tutta leccando il lato b del papi?
Da: picchio su Ottobre 27, 2009
alle 8:33 am