Sempre più somari.
Di fronte alla crisi economica mondiale, aggravata in Italia dall’assenza di ogni regola certa, di fronte al deliberato e perseguito crollo della credibilità delle istituzioni (modello P2), di fronte alla precarizzazione del lavoro, di fronte all’aumento dei nuovi poveri, di fronte al barbaro assalto dei beni culturali e dell’ambiente sacrificati a logiche mercantili ed usuraie, inizia con la calura estiva l’interessante dibattito sui requisiti regionalistici che devono essere bagaglio fondamentale della classe docente della scuola pubblica.
Gli esperti del dipartimento SQUOLA e QULTURA della LEGA, hanno lanciato nella loro lingua un accorato appello che subito tradotto ha trovato nella ministra Gelmini pronto accoglimento.
Allora con il consueto piglio decisionista questa “bella” maggioranza si sta mettendo al lavoro per porre fine all’immigrazione di docenti extrapadani nelle scuole del nord. Basta con insegnanti che non siano capaci di fare lezione in vernacolo e limitino la loro conoscenza alla oramai desueta lingua italiana, superata dal federalismo dei marroni bossi. Basta con laureati che non sappaino godere degli anacoluti di Papi o del bossi. Saranno valutati con attenzione i curricula con punteggi alti alle manifestazioni culturali loco-regionali (gare di rutti, lancio di sputi o lunghezza del getto di urina), non valutabili corsi o attività culturali svolte al di sotto del PO.
Anche le lezioni di storia dovranno riguardare esclusivamente gli eventi regionali. Basta con lo studio di eventi bellici nazionali o mondiali, il giovane leghista dovrà essere formato con l’analisi limitata alle lotte tra comuni, borghi e frazioni.
Lo studio della GEOGRAFIA dovrà essere esclusivamente mirato ai limiti regionali o tutt’al più delle regioni padanie.
Stop allo studio del latino tipico esempio di colonizzazione di Roma ladrona. Anche il greco dovrà essere sostituito dallo studio del gallo-celtico e della cospicua letteratura prodotta in tale lingua.
Le materie del gruppo scientifico andranno severamente depurate (tolleranza zero) delle scoperte di pseudo scienziati arabi e della magna grecia: basta con l’uso dei numeri arabi e no al recupero dei numeri romani. Si potrebbe tornare tranquillamente all’uso delle dieci dita (icrementabile a venti con quelle dei piedi per gli studi di matematica superiore).
Va bene la lettura della Divina Commedia solo se con sotto titoli dialettali per favorirne la fruizione agli studenti della valbrembana. Stesso per i Promessi Sposi. Da bandire Verga, Pirandello, e tutti gli autori non appartenenti alla pura razza padana.
Lo studio della religione cattolica (che può essere lasciato ai terroni) verrà sostituito al nord dal culto del Dio Po e delle divinità leghiste (Bossi in primo luogo, ma anche Calderoli e Borghezio).
L’educazione fisica verrà implementata da esercitazioni pratiche di Ronda.
Ma che begli anni aspettano la scuola Italiana.