Sig. Direttore,
la campagna elettorale di Berlusconi in Abruzzo ricorda quelle degli inizi del Novecento, quando baroni e marchesi diventavano buoni e generosi per un giorno con i contadini. Li accoglievano nelle loro opulenti cantine piene di botti alte fino al soffitto, li facevano mangiare e bere a volontà e poi li accompagnavano al seggio. I “cafoni”, riconoscenti per tanta magnanimità, votavano per il loro signorotto. Berlusconi il 12 dicembre scorso, a Chieti , con Gianni Chiodi al seguito, ha ubriacato il popolo plaudente promettendo un fiume di soldi per l’Abruzzo. Ha annunciato lo stanziamento di 16 miliardi e 600 milioni di euro di fondi Cipe per opere infrastrutturali, fra queste la velocizzazione e il raddoppio della linea ferroviaria Pescara-Roma. Ora a elezioni vinte, svanita l’ubriacatura, non rimane che “il resto di niente”. Nemmeno una lira per l’Abruzzo. Anzi, sono persino scomparsi i 160 milioni che aveva stanziato il governo Prodi. Sfumati i lavori ferroviari che avrebbero avvicinato Roma, con i suoi tre milioni di abitanti, alla nostra regione, ai nostri parchi, alle nostre montagne, ai tanti nostri borghi più belli d’Italia. Non scoraggiamoci. Alla prossima tornata elettorale, il nostro signorotto tornerà a regalarci un’altra ubriacatura pe tornare a sognare alla grande.
Ezio Pelino