Qualche giorno fa Striscia la notizia si è occupata delle sorti del Centro Iperbarico di Teramo. Sicuramente chiamata da qualche fan del vecchio politico, già condannato per reati contro la pubblica amministrazione, Rocco Salini, ora passato al soldo della casa di cura (?) del corruttore Angelini. E vediamo perchè.
E’ utile che i bravi Fabio e Mingo sappiano alcune cose prima di perorare questa causa. E chiedo venia se non riuscirò ad esporre sinteticamente quello che rappresentò un caso di VERA MALASANITA’ nello sventurato Abruzzo. Ma è cosa troppo importante perché rivelatrice dell’allegro modo col quale si sono sperperati i nostri soldi.
Nel 2003 nel giornale telematico “Il Monitore Teramano” pubblicai il seguente articolo:
Don ROCCO detto l’Iperbarico
“La bella stagione se a molti di noi regala delle ore spensierate al sole, crea non pochi problemi ai circuiti cerebrali di alcuni. Ed è così che nelle calde stanze del potere sanitario puntualmente ricompare la favola estiva dell’iperbarico. Per volontà sovrana ed indiscutibile dell’ex presidente della provincia, ex presidente della giunta regionale, ed ex assessore alla sanità, senatore Salini, i suoi devotissimi delegati annunciano ancora una volta sulla stampa, e con sempre maggiore clamore, la riapertura del Centro Iperbarico di S.Atto, anzi la realizzazione di un nuovo Centro iperbarico che dovrebbe sorgere a fianco del vecchio, a tutt’altro oggi destinato.
Per i meno anziani giova ricordare che il Centro Iperbarico numero uno nacque insieme a quello telematico di Tortoreto, col quale ha condiviso le sfortune, grazie a “felici intuizioni” di Salini, e ancora di più grazie a grossi investimenti pubblici.
Il grave vizio di tare genetiche ne comportò una ingloriosa fine.
Diversi mesi fa si festeggiò con il consueto gran clamore la sua riapertura: non era vero! Il centro inaugurato di iperbarico non aveva assolutamente nulla, a dispetto del nome. Era tutt’altra cosa. Ma chi se ne sarebbe accorto?
Si trattava della realizzazione negli spazi dell’Ex-Centro Iperbarico di un “Diurno per disabili” (sgradevole definizione non nostra).
Ora invece con i soliti nostri soldi si vuole realizzare un nuovo edificio, si vogliono acquistare due camere per la terapia iperbarica (ognuna da ben dieci posti: per il trattamento di comitive?). Ma quanti abruzzesi ne hanno realmente bisogno nell’arco di un anno?
Vorremmo ci venissero mostrati :
1- gli studi epidemiologici sui quali dovrebbe basarsi la dimostrazione di questa necessità.
2- che ci venisse fornito il quadro complessivo delle patologie che devono o almeno che possono essere trattate con terapia iperbarica per sicura efficacia, la loro incidenza reale e il bacino di utenza, tenendo conto che altre non distanti realtà, senza spendere cifre iperboliche hanno dotato le loro rianimazioni di una modesta, ma più che sufficiente, camera iperbarica e senza tante inaugurazioni.
3- le previsioni di spesa della gestione (in primis per quanto riguarda il personale) di tali camere iperbariche, a meno che una volta inaugurate non si pensi di chiuderle immediatamente (gabbato lo santo…), tenendo presente la quantità di personale specializzato da dedicare obbligatoriamente (vedi la nuova normativa successiva alla tragedia della esplosione della camera iperbarica del Galeazzi a Milano) ad un servizio che non può non funzionare meno di 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana e 365 giorni all’anno.
Al di fuori di questi dati l’operazione non può essere considerata altro che squallida propaganda, tesa a mostrare che i miliardi spesi anni orsono non furono buttati al vento come tanti continuano a pensare.
Considerino i fan di Salini che ampi studi effettuati successivamente all’investimento faraonico che comportò la creazione del Centro iperbarico hanno ristretto di molto le indicazioni reali di questo trattamento (vedi ad esempio le raccomandazioni in tal proposito del Gruppo di studio per la Terapia Iperbarica della Società Italiana di Anestesia – SIAARTI).
Sarebbe assai doloroso se al fine di una riabilitazione postuma del Centro Iperbarico, e per giustificare lo sperpero di danaro pubblico che allora ci fu, si cercasse, grazie ad “ulteriori felicissime intuizioni” e con un ulteriore allegro sperpero di danaro, di contrabbandare motivi politici, o peggio biecamente elettorali, con motivazioni scientifiche.
Si continua a ripetere che i soldi per la sanità pubblica sono pochi: che almeno vengano utilizzati con serietà.”
Ma nonostante tutto questo, si procedette all’acquisto di non una ma di due mega camere da 10 posti l’una! Scrivemmo quindi, e fornimmo ai politici locali del centrosinistra (essendo la destra schierata a fianco della terapia iperbarica come era stata strumentalmente, ma criminalmente, sponsor della terapia Di Bella (e Fini e Storace non hanno mai chiesto scusa dei danni di tale furbizia):
OSSIGENOTERAPIA IPERBARICA
“Di fronte alla spinta decisionista del management sanitario teramano orientato al reinvestimento di diversi miliardi (oltre quattro) nell’ambito della OSSIGENOTERAPIA IPERBARICA, riteniamo politicamente indispensabile e scientificamente inevitabile una attenta riflessione sul tema.
Prima di devolvere questi quattro miliardi alla sistemazione delle camere iperbariche giacenti presso l’ex-centro iperbarico di S.Atto, scienza e coscienza vorrebbero che si affrontasse il problema in modo “laico”. Cioè senza pregiudizi e prese di posizione preconfezionate o, peggio, dettate da interessi che con la salute dei cittadini non hanno nulla a che fare.
La stessa entità della cifra che si dichiara destinata ad un ricondizionamento di attrezzature, sembra invece destinata alla acquisizione di un sistema completamente nuovo, essendo non più utilizzabile il precedente, in una logica di sotterfugi che speravamo ormai superata.
Andando ai fatti concreti, nemmeno in Abruzzo si può ignorare che esiste un preciso parere del Consiglio Superiore di Sanità, organismo certo non di parte, che nel 1999, su richiesta del Ministero della Sanità, identifica soltanto tre selezionate indicazioni per l’ossigenoterapia iperbarica per le quali esistono evidenze conclusive scientifiche di provata efficacia:
1- intossicazione da monossido di carbonio;
2- malattie da decompressione subacquea;
3- embolia gassosa arteriosa.
Di conseguenza, sempre secondo il Consiglio Superiore di Sanità, soltanto queste patologie possono essere sottoposte a ossigenoterapia iperbarica con costi a carico del SSN.
Per altre quattro patologie, lo stesso Consiglio, prevede degli studi mirati a valutare l’efficacia del trattamento, sulla base di protocolli sperimentali elaborati da un gruppo ad hoc costituito.
In primo luogo, quindi, dovrebbero essere acquisiti i dati precisi dei pazienti teramani, o più in generale abruzzesi, che hanno dovuto far ricorso alla Ossigenoterapia Iperbarica negli ultimi anni, per quali patologie, e con quali costi. Non ci sembra infatti che le tre patologie per le quali è dimostrata l’efficacia dell’ossigenoterapia iperbarica incidano sul nostro territorio in modo abnorme.
Al di fuori di questo modo di operare lo stanziamento dei quattro miliardi per “ripristinare” le camere iperbariche dell’ex-centro appare un irrazionale spreco di pubblico denaro, effettuato al solo scopo di dimostrare che la costosa realizzazione del Centro, voluta in passato dal dottor Salini, non rappresentò uno sperpero.
E questo a dispetto di una qualsiasi seria riflessione fondata su comprovati dati scientifici.
Come si fa, infatti, ad ignorare gli studi più recenti sulle reali indicazioni alla ossigenoterapia iperbarica come ad esempio la revisione sistematica degli studi clinici controllati randomizzati effettuata dall’Istituto Mario Negri (in collaborazione con l’Unità di Valutazione Interventi Sanitari ed il Centro Cochrane Italiano) pubblicati sul Sole 24ore Sanità?
Inoltre, è stato valutato l’impegno di risorse che la nuova normativa ISPESL impone in termini di personale (presenza contemporanea di un medico esperto in iperbarismo, un tecnico e personale sanitario)? Soprattutto tenendo conto che le uniche indicazioni a questa terapia necessitano di un trattamento in urgenza e che quindi tale personale deve essere disponibile 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno?
Oltre ai quattro miliardi e mezzo previsti per la messa in opera delle camere iperbariche, quanto annualmente costerà al contribuente la loro gestione?
Allora chiediamo che l’Assessorato Regionale alla Sanità si faccia carico della determinazione epidemiologica del fabbisogno “vero” di ossigenoterapia iperbarica, che siamo certi esista, sia pur non di notevoli dimensioni.
In secondo luogo lo stesso Assessorato valuti con onestà intellettuale se la risposta a questo reale bisogno non possa essere rappresentata dalla installazione di una semplice camera iperbarica in adiacenza di una delle Rianimazioni dei PO della ASL, con un risparmio evidente di fondi che ad altro potrebbero essere destinati nell’obbiettivo fondamentale della soddisfazione dei bisogni di salute dei nostri cittadini”.

don rocco
I fatti confermarono le pessimistiche previsioni. Dopo l’acquisto e la posa le nuove camere iperbariche, in un momento di grandi difficoltà economiche per la Sanità Pubblica, non furono mai utilizzate. Né mai si utilizzeranno. Infatti le regioni confinanti hanno camere iperbariche rispondenti alle loro esigenze, e non si può pensare a forme di mobilità attiva. Con la spesa di un anno per l’attività di tale struttura si può acquistare una camera iperbarica di piccole dimensioni da appoggiare ad una delle rianimazioni in essere negli ospedali teramani, così risolvendo seriamente il fabbisogno di ossigenoterapia iperbarica.
E le vecchie camere iperbariche che se le paghi Salini. E non si spari anche qui la cavolata della gestione mista pubblico-privata del baraccone. Nessun privato è disposto a buttare i suoi capitali, almeno che truffaldinamente il pubblico non gli inventi, e paghi, una utenza ad hoc.